7 febbraio 2017

Anfiteatro di Taranto. Pochi resti risparmiati dalla cementificazione

Anfiteatro di Taranto. Pochi resti risparmiati dalla cementificazione

di Gianluca Guastella
(archeologo)

Pochi sono i resti dell'anfiteatro di Taranto risparmiati dalla cementificazione selvaggia. Ma qualcosa ancora resta! Un patrimonio storico ed archeologico "violentato".
Foto di Gianluca Guastella. Tutti i diritti sono riservati all'autore

Foto di Gianluca Guastella. Tutti i diritti sono riservati all'autore

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Poco a nord rispetto la riva di Mar Grande, in località Montegranaro, l'archeologo L. Viola individuò alcuni filari di muro in opus reticulatum, di forma ellittica. Fu, però, solo nelle indagini del 1927 e, successivamente, del 1963, che si provvide a fornire una documentazione grafica e fotografica dell’area archeologica. Viola ne scavò il settore settentrionale, che si può ubicare nella zona posta a valle dell’attuale Ospedale di S. Giovanni di Dio (Ospedale vecchio, fra via De Cesare, via Anfiteatro, via Acclavio e via D’aquino).
 

Egli rinvenne 17 muraglie disposte lungo linee concentriche ed ellittiche. Un muro di forma ellittica, dello spessore di m. 0,95, le limitava tutte dalla parte esterna. Questo filare di muro doveva essere sormontato da una summa cavea (ultima gradinata esterna), la quale dalla parte del muro esterno doveva poggiare sul banco tufaceo, che in quel punto è molto elevato. La lunghezza complessiva dell’asse minore del monumento si doveva aggirare intorno al centinaio di metri .
L’attuale Ospedale di Taranto dovrebbe poggiare sul versante nord dell’anfiteatro, al di sopra delle gradinate superiori, mentre l’arena si pensa dovesse svilupparsi in corrispondenza del mercato coperto di via Anfiteatro, per un’estensione pari a circa m. 49,35 (calcolo effettuato dal Viola), incluso, forse, un cunicolo circumpodiale.
La tecnica muraria, tipica dell’età augustea e, forse, dei primi decenni del I sec. d.C., richiama altri anfiteatri pugliesi, come quello di Lucera e quello di Lecce (per quanto riguarda l’impostazione generale del monumento). Secondo alcune informazioni tramandateci dal Viola, l’anfiteatro potrebbe anche essere stato eretto sopra all’antico teatro grande di età greca (?).


Oggi sono visibili alcuni tratti di muro, inglobati negli stabili moderni (nello scantinato di una palazzina in via Acclavio è visibile un muro di 5 m circa di lunghezza e m 3 e mezzo di altezza, facente parte, probabilmente, del grande ingresso meridionale).

6 febbraio 2017

Resti di acquedotto rinascimentale presso Leporano, Taranto

Resti di Acquedotto Rinascimentale presso Leporano, Taranto

di Gianluca Guastella
(archeologo)

Questi sono i resti di un acquedotto rinascimentale, che sorge alle porte di Leporano, all'imbocco della strada per Luogovivo. Un poco in ombra, ma un monumento storico di grande pregio.

Foto di Gianluca Guastella. Tutti i diritti sono riservati all'autore

Foto di Gianluca Guastella. Tutti i diritti sono riservati all'autore

5 febbraio 2017

La strada di età romana in via Duomo a Taranto

La strada di età romana in via Duomo a Taranto


di Gianluca Guastella
(archeologo)

In via Duomo, nel 1931, durante i lavori di sterro per la messa in opera della fognatura, all’altezza dell’entrata principale della chiesa di S. Cataldo, viene messo in luce un tratto di strada antica (orientata E/O), lungo circa 18 m e a m. 0,70 di profondità.
Il piano stradale superiore, costituito da ciottoli informi di pietra calcarea disposti senza ordine, viene datato ad età Bizantina.
Il margine meridionale della strada, più vicino alla chiesa di S. Cataldo, era costituito da un muro a grossi blocchi di carparo. Al di sotto di questo piano, a m. 0,60 da esso, viene messo in evidenza un altro piano stradale lastricato e di fattura più regolare, pertinente ad una fase precedente della strada avente lo stesso orientamento.
Questa seconda fase sembra delimitata anch’essa, lungo il margine meridionale, da un muro in opus quadratum. In base alla presenza del lastricato e ad indizi non meglio specificati viene interpretata come strada romana che, attraversando l’intero abitato in senso E/O, usciva dalla porta Temenide, forse da identificare con il ramo urbano della via Appia Antica. Sopra il piano stradale antico è stata rinvenuta una statua virile frammentaria.
 

Sulla sinistra dell’asse stradale, al di sotto del Cappellone barocco della Cattedrale, durante la costruzione della stessa nel 1657, fu messa in luce un’iscrizione in onore di L. Giunio Columella, oggi perduta.

Questi ritrovamenti fanno pensare ad un’area pubblica che in età romana si sviluppava proprio in questa zona dell’Acropoli.
Attualmente (2017) la strada romana è interrata sotto il manto stradale di via Duomo, e perciò non visibile.

4 febbraio 2017

Una tradizione tarantina. Il caffè Ninfole

Ciro Ninfole. Fonte: pagina Facebook Caffè Ninfole

Una tradizione industriale tarantina. Il caffè Ninfole. 

Fonte: pagina Facebook Caffè Ninfole
Autore: non dichiarato

Ciro Ninfole, classe 1900, acquista la prima partita di caffè crudo che inizia a vendere nella "drogheria" di famiglia a Taranto Vecchia. Corre il lontano 1921, il caffè si tostava nei "tostini" e si consumava insieme all'orzo che nel primo dopoguerra era piu' economico.

Nel 1946 viene aperta la prima "Casa del Caffè" nella centralissima via D'Aquino dove si vendevano svariati tipi di Caffè provenienti da tutto il mondo. Siamo nel secondo dopoguerra, c'è una piccola torrefattrice e venti silos; il cliente puo' anche personalizzare la sua miscela concordando con il commesso le varie percentuali di caffè per gustare un prodotto assolutamente esclusivo per quei tempi.

Nel 1948 apre in via Berardi 50 la prima Torrefazione di Caffè.