2 settembre 2014

Il Torrione o castello di Avetrana

Foto: Gianluca Lovreglio
di Gianluca Lovreglio

Già edita on line in www.storiamedievale.net, adattamento da Il castello di Avetrana tra storia e restauro verso il riuso, a cura dell'Amministrazione Comunale di Avetrana, dell'Assessorato alla P. I. e Cultura della Regione Puglia, del CSPCR di Manduria, Avetrana 1987. Testi di Roberto Bozza, ricerca storica di Regina Poso, grafica e disegni di Alessandro Spalatin e Roberto Bozza.


Epoca: il primo nucleo è anteriore al secolo XIV.

Conservazione: Sino al 1986 poco più che un rudere, il «Torrione» dal 1998 è oggetto di un intervento di restauro conservativo e recupero da parte dell'Amministrazione Comunale di Avetrana, con finanziamenti concessi dall'Assessorato alla Cultura della Regione Puglia ai sensi della Legge Regionale del 26.3.1979 n° 37.

Come arrivarci: seguendo la strada statale 7ter sino a Manduria, e da qui la provinciale per Avetrana.


Cenni storici.

Il complesso fortificato di Avetrana è conosciuto come il "Torrione". Il nome evidenzia la parte più antica ed imponente del complesso e sposta subito l'attenzione sulla Torre quadrata, che costituì il principale caposaldo del sistema difensivo di quei luoghi, sul quale si attestarono le successive fortificazioni e poi, verosimilmente, la cinta muraria della città, di cui ancora si conservano tracce fisiche e storiche.

L'intero complesso del "Torrione" è posto all'estremo ovest dell'abitato, dove ancor oggi il centro antico, idealmente chiuso dal solco del fossato e dalla linea delle mura, confina direttamente con la campagna.

Del castello restano ancora la grande torre quadrata, gran parte di una torre tonda d'angolo (attestata tra due cortine, di cui quella ovest è conservata mentre quella nord è diruta), da una torretta bassa e quadrata di incerta funzione, ed infine da una cortina interposta tra torre tonda e torretta.

Al di sotto si sviluppano numerosi ed assai vasti ambienti ipogei, per lo più trappeti, depositi e granai, oltre alle casematte della torre tonda angolare.

Foto: Gianluca Lovreglio


Foto: Gianluca Lovreglio

La linea di difesa definita verso ovest dalla cortina del Castello, era, probabilmente, collegata con la cinta muraria.

Il primo nucleo fu dunque la grande Torre quadrata, anteriore al 1378, come vedremo in seguito, circondata da un fossato e raggiungibile mediante una ripida rampa di scale, a sua volta collegata con la torre da un ponte levatoio, facilmente difendibile, e di cui restano visibili nei muri gli appoggi per le travi lignee.

Presumibilmente quando le funzioni militari del Castello non furono più preminenti il ponte mobile in legno venne sostituito con un altro, fisso ed in muratura, che ancora si conservava ai primi di questo secolo.

Le originarie finestre erano monofore; pochissime, strette e solo ai piani superiori.

Tutte le altre sono da ritenersi rimaneggiamenti successivi, o adeguamenti alle mutate esigenze difensive.

L'interno era scandito da solai in legno (quello bivoltato al piano terreno è notevolmente tardo) e da un'unica volta in corrispondenza dell'accesso dal ponte, oltre a quella di copertura.

Le altre e più tarde fortificazioni erano anch'esse cinte da un fossato.

I trappeti (frantoi oleari) tra cui quello settecentesco, ubicato al di sotto del teatro dei primi del Novecento, si mostrano ancora completi delle vasche e delle mole; sono intercomunicanti tra di essi e con gli altri ambienti sotterranei, tra cui i depositi e le casematte della torre tonda.


LA STORIA E L'ARCHITETTURA

Sino al 1986 poco più che un rudere, il "Torrione" è stato oggetto di un ottimo intervento di restauro conservativo e recupero da parte dell'Amministrazione Comunale di Avetrana, con finanziamenti concessi dall'Assessorato alla Cultura della Regione Puglia ai sensi della Legge Regionale del 26/03/1979 n. 37.

Le notizie storiche disponibili non sono numerosissime. Tuttavia dal Foscarini, Armerista e notiziario delle famiglie nobili e notabili e feudatarie di Terra d'Otranto, Lecce 1927, apprendiamo che già in epoca angioina il Casale di Santa Maria della Vetrana venne donato a Pietro Tocco, Gran Siniscalco del Regno, e che nel 1378 gli venivano assegnati due soldati.

Tale data costituisce un termine ante quem circa l'esistenza della torre.

Foto: Gianluca Lovreglio

Il feudo, e dunque anche le sue difese, passò poi alla famiglia De Raho, e, dopo la morte di Teodora di Giacomo Raho, ritornò alla regina Giovanna II, che lo donò a Giovanni Dentice di Napoli, il quale a sua volta nel 1423 lo vendette a Giovanni Antonio Orsini del Balzo.

Tenuto per pochi anni da Francesco Montefuscoli, nel 1481, e quindi in epoca aragonese, passò alla famiglia Pagano, portato in dote da una Montefuscoli.

Carlo Pagano lo cedette nel 1567 (o 1587) per la somma di 50.000 ducati a Giovanni Antonio Albrizzi, signore di Mesagne, insignito nel 1604 del titolo di principe di Avetrana.

Dagli Albrizzi fu poi acquistato da Michele di Davide Imperiali, che nel 1691 iscriveva il proprio nome sul portale del piano nobile dell'adiacente e ricco palazzo.

Nel '700 andò infine alla famiglia Romano, originaria di Brindisi.

Attualmente il Castello è un palinsesto di strutture, adeguatesi prima alle esigenze militari e poi alle più disparate funzioni.

La Torre quadrata, sicuramente già realizzata nel 1378, ripete la tipologia federiciana delle torri di Leverano, Grottaglie, Rutigliano, Adelfia, largamente diffusa sino alla fine del '400 dalle maestranze locali.

Altri elementi di puntuale riferimento si possono trovare nelle feritoie, nelle tracce di merlatura nel tipo di bugnato della parte superiore, accostabile a quello della Torre della Leonessa di Lucera, o ai bugnati più spessi delle già citate torri di Rutigliano ed Adelfia, e della Torre Barisana di Bitonto.

La rampa d'accesso (sicuramente ed a più riprese rimaneggiata) rivela analogie formali con altri impianti angioini, ed attribuisce il nome all'adiacente e settecentesca Cappella della Madonna del Ponte.

La Torre di Avetrana, sorta ai tempi delle armi bianche e delle macchine nevrobalistiche, era di conseguenza alta, stretta e merlata.

Rimaneva però, in seguito, vulnerabilissima ai colpi delle bocche da fuoco, ed era dunque inconciliabile con le nuove necessità difensive.

Infatti tutte le fortificazioni dell'epoca, aragonesi prima e spagnole poi, iniziate dopo il 1480 (Gallipoli, Otranto, Acaja, Taranto, Corigliano, etc.), data della caduta e dei massacri di Otranto, adottarono torri più basse, munite di rampe per i pezzi d'artiglieria, e molto larghe per poter contenere un maggior numero di cannoni nelle casematte interne e sugli spalti, appostati per il tiro incrociato e radente.

Sulle cortine si rese necessaria la falsabraga, per poter manovrare agevolmente i pezzi.

A queste esigenze si attenne anche la cinta bastionata di Avetrana, con torrione cilindrico angolare e bassa torretta quadrata, di incerta funzione.

La data di quest'operazione di adeguamento difensivo si può far risalire al periodo in cui i Pagano e poi gli Albrizzi stabilirono in Avetrana la propria dimora.

Pressappoco in quegli anni veniva infatti completata la costruzione della cerchia delle mura di Taranto (1598-1599), alle quali la torretta bassa e quadrata è un tipico rimando morfologico, così come pure al Castello di Pulsano, della fine del XVI secolo.

Col venir meno delle esigenze strettamente difensive, e quindi in epoche più recenti, il complesso venne dapprima adibito ad usi agricoli, connessi all'attività dei sottostanti trappeti, forse già all'epoca degli stessi Imperiali. Infine, all'inizio del secolo XX, fu destinato a mattatoio comunale.

A seguito di ciò vennero realizzate non poche superfetazioni e strutture, tutte intorno alla torre quadrata, e di cui restano ben visibili le tracce nelle murature esterne, mentre fossato e parte delle cortine esterne scomparvero definitivamente.

Dopo la demolizione di tali superfetazioni ed il crollo di una parte della torre tonda e della doppia volta a piano terreno all'interno della torre maggiore, il Castello assunse la sua definitiva ed attuale fisionomia, in parte verificabile attraverso un'incisione di Gustavo Strafforello (1899) e documenti fotografici del 1914, entrambi riferibili, però, ad una veduta parziale del Castello, per di più dalla parte del lato ovest, più integro.


I RESTAURI

Le principali e più delicate opere di consolidamento statico hanno interessato la Torre quadrata.

E' stato dapprima effettuato un preconsolidamento, che ha permesso, mediante un reticolo cementato, di rigenerare il nucleo interno dei paramenti murari, completamente rarefatto.

I cantonali sono stati rinforzati con perforazioni annate incrociate, e tutta la struttura è stata infine resa solidale ed omogenea mediante tiranti in acciaio Diwidag di grande diametro, collocati entro perforazioni carotate orizzontali e diagonali, saturate con resine epossidiche, ed ammorsati alla struttura mediante piastre di ancoraggio.

Alcuni elementi architettonici e strutturali, fessurati o pericolanti (architravi, piattabande, etc.) sono stati puntualmente conservati, provvedendo però al ripristino del loro corretto comportamento statico.

Le volte sono state accuratamente risanate e consolidate mediante la realizzazione di "cappe annate" in calcestruzzo, che hanno consentito l'integrale recupero della loro funzionalità ed i necessari collegamenti orizzontali dei paramenti in elevato.

In tal modo l'intero assetto del "Torrione" è stato completamente ricostruito, e la struttura è ritornata integra, solidale ed omogenea.

Il tutto senza segni visibili, né all'interno né all'esterno.

Anche i locali sotterranei ed il vecchio teatro sono interessati da dissesti statici rilevanti, ed anche per essi sono state approntate opportune opere di consolidamento, in particolare per il secondo, dove le volte necessitano di "cappe armate" e le pareti ed i pilastri in muratura, fessurati per schiacciamento, di interventi finalizzati alla ricostruzione dell'originaria integrità strutturale e di comportamento statico.