14 marzo 1998

Il medioevo in terra jonica

Il medioevo in terra jonica

© Gianluca Lovreglio 1998. Tutti i diritti riservati

"Così domenica dopo domenica / fu una stagione davvero cupa
quel lungo mese della quaresima, / rise la iena, ululò la lupa,
stelle comete ed altri prodigi / facilitarono le conversioni,
mulini bianchi tornaron grigi / candidi agnelli certi ex-leoni.
Soltanto i pochi che si incazzarono / dissero che era l’usato passo
fatto dai soliti che ci marciavano / per poi rimetterlo sempre là, in basso.
Poi tutto tacque, vinse ragione, / si placò il cielo, si posò il mare,
solo qualcuno in resurrezione, / piano, in silenzio, tornò a pensare"
(F. Guccini, Nostra signora dell’ipocrisia, EMI 1993)

Si è svolto a Taranto, il 13 marzo 1998, il convegno su "I grandi pellegrinaggi nella storia e in territorio ionico", promosso dall’assessorato ai Beni Culturali della Provincia, al quale era legata la mostra fotografica "Il cammino nella coscienza cristiana. Le vie italiane di pellegrinaggio".
L’avvenimento, nella sua evidenza complessiva, ci offre l’occasione per trattare di un certo modo di fare cultura a Taranto.
L’interesse della amministrazione provinciale era probabilmente quello di legare anche la provincia jonica al "carrozzone" del Giubileo prossimo venturo, forse (ma è questa una opinione personale) trascurando un po’ l’aspetto meramente devozionale del grande evento per avvicinarsi agli aspetti più "terreni": la storia, i beni artistici, i (leciti) affari.
Così si prepara il terreno con un comunicato dato alla stampa, con raccomandazione di un "posto in prima fila" all’interno del paginone culturale.
Veniamo quindi a sapere che il Medioevo in terra jonica è strettamente legato alla Magna Grecia, dove filosofi e pensatori avevano previsto la storia futura dell’angolo di mondo nel quale gli era toccato vivere. Ecco perché la Magna Grecia diventa soprattutto "un riferimento prospettico su una linea di verifica storica fra processi epocali"1 (?).
Poi si scomoda lo storico Huizinga per la citazione di una scoperta, questa sì, epocale : "vecchie forme di cultura muoiono nel medesimo tempo e nel medesimo luogo in cui crescono e si sviluppano le nuove"2. Dopo aver saputo che "il passato è nel futuro"3, siamo pronti ad apprezzare al meglio l’avvenimento culturale.
Noi abbiamo per prima visitato la mostra, allestita nei locali del castello aragonese, piuttosto distanti dalla sede del convegno, il palazzo della Provincia. Ad attenderci troviamo una guida, che ci ha illustrato il percorso attraverso le chiese e le strade dei pellegrini, curato dal prof. Rusconi (dell’Istituto Teologico Bolognese). Il lavoro della guida era ben fatto, tanto da lasciarci il sospetto che con le sue parole, ci evitasse di soffermarsi sulle didascalie, alcune delle quali contenevano affermazioni francamente inadeguate, oltre ad alcuni errori nelle date e nella sintassi (pazienza, succede nelle migliori famiglie).
Al termine della visita è rimasto l’amaro in bocca di una occasione perduta, quella della conoscenza vera non solo dei percorsi, ma della mentalità e dello spirito dei pellegrini del passato. Portali, particolari, ingrandimenti e cartine ben poco ci hanno fatto penetrare all’interno di un mondo spirituale eccezionale, all’interno di un viaggio che era "il" viaggio per eccellenza ; poco ci è stato dato di sapere su una tensione che portava alla conoscenza di se stessi, prima che a quella delle opere d’arte e delle rappresentazioni sceniche raffigurate nelle chiese.
Ma il clou era di là da venire. Il convegno comincia sotto i migliori auspici : un’ora e un quarto di ritardo, tredici presenze tredici, a parte una scolaresca. Va bene, la cultura dalle nostre parti non fa audience, ma il ricorso ad un pubblico "drogato" dalla una presenza studentesca meramente passiva è uno dei grossi difetti del modo tarantino di organizzare presunti avvenimenti culturali. Proprio l’assessore ci ricorda che "le iniziative messe in cantiere dalla Provincia di Taranto hanno come scopo precipuo quello di sensibilizzare, di aprire un eterogeneo dibattito, di porre in provocazione alcuni modelli attraverso elementi di confronto"4. Auguri!
L’anno giubilare, ricordiamolo, "non è soltanto il pretesto per tentare di ottenere finanziamenti sulle strutture, ma deve riguardare una riflessione molto più attenta sul rapporto tra la memoria cristiana e la memoria storica con la contemporaneità"5.
Preferiamo soprassedere sulle relazioni, poiché si aprirebbe un campo di dibattito storiografico troppo lungo per essere trattato in questa sede. Basti dire qui che chi scrive non è affatto dell’opinione che Taranto abbia avuto un ruolo attivo all’interno di quel grande processo culturale, economico ma soprattutto religioso che è l’esperienza del pellegrinaggio in Terra Santa nel periodo medievale. Ricordiamo, almeno per l’età bizantina e normanno-sveva, le documentate parole della Falkenhausen : "Nel contesto del traffico dell’Italia con l’Impero Bizantino oppure con la Terra Santa il porto di Taranto non è frequentemente menzionato nelle fonti del periodo normanno-svevo. Analogamente a quello che succedeva in epoca romana e bizantina, i porti adriatici di Brindisi ed Otranto erano decisamente favoriti sia nella navigazione privata sia dalla "marina militare", come risulta tanto dagli itineraria dei pellegrini per la Terra Santa (innanzi tutto quelli settentrionali) quanto dalle narrazioni relative alle azioni belliche tra Normanni e Bizantini. [...]. Dalla documentazione a noi nota sembra, quindi, risultare che Taranto in epoca normanno-sveva non fosse un importante centro del commercio marittimo ; né che avesse attirato il grande traffico mediterraneo"6.
Ciò che più amareggia, in queste circostanze, è il ruolo giocato dalla stampa cittadina. Semplici spettatori degli avvenimenti, i giornalisti impegnati a seguire il convegno hanno impostato la notizia così come si voleva essere fatto, e cioè in modo acritico, ponendosi in posizione rispettosa ad aspettare la velina, senza mettere in discussione nulla di ciò che si pubblicava o commentava.
L’operazione non poteva che concludersi con il "post convegno", la appassionata missiva della classe liceale, entusiasta dell’occasione avuta per "saltare" la lezione del giorno e immergersi in un viaggio (meglio, in un trip) verso il castello aragonese: "tutta la mostra, oltre ad avere uno straordinario valore artistico storico, costituisce soprattutto il mezzo attraverso il quale vivere il presente recuperando una memoria umana e umanistica (sic !), radicata nel profondo di ognuno: un viaggio nel subconscio, per giungere quindi al mistero, a tal punto da considerare il pellegrino come un uomo che vive in rapporto all’infinito"7.
Così, grazie alla stampa, sappiamo che a Taranto si è svolto un grosso avvenimento culturale, che ha coinvolto studiosi di fama come Raffaele Iorio, che ha dovuto smentire per interposta persona di essere un docente universitario; che questo grosso avvenimento è stato promosso dall’assessorato ai Beni Culturali della Provincia di Taranto; che adesso conosciamo tutti qualcosa in più sui pellegrini, le strade da essi percorse e il Giubileo.
Ma siamo uomini fortunati: tra meno di un anno potremo partire per Roma e chiedere perdono...

Note:
  1. P. BRUNI, Il medioevo e l'umanesimo nascente, in "Corriere del Giorno" del 12/03/1998, p. 5.
  2. P. BRUNI, Il medioevo..., cit.
  3. P. BRUNI, Il medioevo..., cit.
  4. Dalla introduzione di P. BRUNI al convegno "I grandi pellegrinaggi nella storia e in territorio ionico".
  5. Idem.
  6. Cfr. Vera VON FALKENHAUSEN, "Taranto", in Itinerari e centri urbani nel Mezzogiorno normanno-svevo (Atti delle decime giornate normanno-sveve, Bari 21-24 ottobre 1991), Bari 1993, pp.453-475.
  7. Classe I F del Liceo Ginnasio Statale "Quinto Ennio", Mostra fotografica al Castello Aragonese, in "Corriere del Giorno" del 20/03/1998, p. 10.